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12 giu 2014

Restaurato il pianoforte Steinway

Scritto da  il 21 maggio 2014 alle 23:05
Restauro per il pianoforte di proprietà del Comune di Chioggia, reso possibile grazie all’intervento della Fondazione Clodiense Onlus che raddoppia le donazioni di privati, associazioni e della Bcc di Piove di Sacco per un valore complessivo di 15 mila euro.
La conclusione, giovedì 15 maggio scorso, del progetto L’Opera Metropolitana ha segnato una buona affluenza di pubblico e una altrettanto buona sensibilizzazione alla micro donazione. Durante i sei eventi programmati da Fondazione Teatro La Fenice, Fondazione di Venezia e Fondazione Clodiense, dalle conferenze ai concerti in Auditorium San Nicolò, le donazioni spontanee dei partecipanti hanno contribuito a raggiungere la crifra necessaria per restaurare il pianoforte Steinway di proprietà del Comune di Chioggia, ma ormai da molti anni inutilizzabile per attività concertistica. Il restauro che comprende lasostituzione completa di martelli e corde è stato inoltre reso possibile grazie alle donazioni dell’Associazione Lirico Musicale Clodiense, della Banda Musicale Cittadina di Chioggia eBcc di Piove di Sacco.
Lo Steinway & Sons a tre quarti di coda era stato acquistato dal Comune nel 2001. Originariamente di proprietà della famiglia del giovane Andrea Frizziero, diplomato al conservatorio di Adria e prematuramente deceduto in un incidente stradale, era stato donato dalla famiglia stessa alla Parrocchia del Buon Pastore in seguito alla scomparsa di Andrea; successivamente la Parrocchia aveva venduto lo strumento al Comune di Chioggia.
Lo strumento ha circa trent’anni di vita e viene restaurato nel 2014 per la prima volta.

26 mag 2013

Pubblicato il nuovo Bando della Fondazione Clodiense


Bando n. 17 di utilità sociale, culturale e formativa

Per progetti promossi da gruppi di organizzazioni non profit del comprensorio clodiense da realizzare in compartecipazione con la Fondazione Clodiense O.N.L.U.S.


Pubblicato il Bando n. 17 della Fondazione Clodiense O.NL.U.S.; fondazione comunitaria presente nei territori di Chioggia, Cavarzere e Cona da più di dieci anni, al servizio di quanti presentano iniziative interessanti ed innovative  e di quanti vogliono donare parte delle proprie risorse per contribuire al miglioramento della qualità della vita nel comprensorio clodiense. 
Il Bando di quest’anno presenta delle novità, una sostanziale: non si rivolge a singole organizzazioni non profit, ma a gruppi di associazioni che, dialogando insieme, riescano ad individuare un obiettivo comune e presentino alla Fondazione progetti condivisi e condivisibili.  
Intento della Fondazione è quello di far comunicare tra loro le associazioni del comprensorio certi che insieme, unendo idee ed energie sia possibile far fruttare al massimo le potenzialità delle risorse disponibili.
I moduli per la partecipazione al Bando potranno essere richiesti, entro il 10 luglio p.v., tramite mail all’indirizzo info@fondazioneclodiense.it o scaricati dal seguente link MODULISTICA BANDO n. 17.
Le domande di ammissione al Bando andranno consegnate alla Fondazione entro e non oltre il 31 luglio p.v..
La Fondazione comunicherà entro il prossimo mese di settembre quali progetti sono stati ammessi al Bando; i Gruppi promotori dovranno quindi adoperarsi per dare corso  all’iniziativa e sensibilizzare la collettività al fine di raccogliere le donazioni necessarie ad ottenere il raddoppio dalla Fondazione; questo entro e non oltre il 31 dicembre 2013.
E’ con questo spirito di condivisione e collaborazione che la Fondazione ribadisce il proprio ruolo nel territorio, quale ente sovra comunale, non in competizione con le altre realtà associative o con le altre istituzioni, ma al loro servizio nel rispetto dei principi di trasparenza.

6 mag 2013

VA’! SCOLPISCI! Tutto esaurito al Teatro Serafin



Tutto esaurito al Teatro Serafin per la presentazione del progetto realizzato in compartecipazione con la Fondazione Clodiense Onlus


Tutto esaurito al teatro “Tullio Serafin” di Cavarzere per la presentazione ufficiale dell'edizione della partitura e del dvd (realizzato da Telechiara) dell'oratorio Va'! Scolpisci!, composto dal Renzo Banzato in onore del Crocefisso opera di Domenico Paneghetti che si venera nel Duomo di Cavarzere.
La prima esecuzione dell'opera è avvenuta il 17 dicembre 2011, nel Duomo di Cavarzere, a coronamento delle feste giubilari organizzate dalla Parrocchia di S. Mauro; il successivo 23 dicembre l’oratorio è stato replicato presso la Cattedrale di S. Maria Assunta di Chioggia.
Con tale opera il M° Banzato ha desiderato far rivivere, attraverso l’arte musicale e a distanza di quasi duecento anni, la meravigliosa storia di Domenico Paneghetti e della sua devozione verso il  maestoso Crocifisso custodito nel Santuario di S. Domenico a Chioggia, al quale l’umile tagliatore di canne di Boscochiaro si ispirò per scolpire il Divino Crocifisso di S. Mauro di Cavarzere.
Il progetto dell’opera, commissionato dalla Diocesi di Chioggia, Regione Veneto e realizzato in compartecipazione con la Fondazione Clodiense Onlus, ha visto il coinvolgimento di numerosi enti, che hanno saputo operare in perfetta sinergia e sintonia: Parrocchia di S. Mauro, Assessorato alla Cultura del Comune di Cavarzere, Assessorato alla Cultura della Provincia di Venezia, Conservatorio di Musica “A. Buzzolla” di Adria, Comitato Cittadino di Grignella, Circolo Amici del M° T. Serafin di Rottanova. 
La serata, condotta dall'Assessore alla Cultura del Comune di Cavarzere Paolo Fontolan e ripresa dall’emittente televisiva Telechiara, ha avuto inizio con l'intervento di Mons. Dino De Antoni Arcivescovo Emerito di Gorizia e già Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta, che ha sempre sostenuto il progetto fin dal suo inizio e che ha curato anche l'introduzione all'ascolto nel Dvd. E' stata poi la volta della testimonianza dell'Arciprete di Cavarzere don Achille De Benetti e dei suoi predecessori Mons. Fabrizio Fornaro e Mons. Umberto Pavan. Questi primi interventi, accompagnati dalla proiezione di numerose diapositive relative alle processioni del crocifisso (ad iniziare da quella storica del 1901), hanno sottolineato quanto la devozione per il Crocefisso sia da sempre un tratto distintivo dell'identità cavarzerana.
Successivamente il M° Banzato ha illustrato le caratteristiche della pubblicazione dell’intera partitura musicale dell’oratorio (che consiste in un volume di ben 240 pagine, elegantemente rilegato e in formato di ampie dimensioni) e delle relative parti staccate strumentali e vocali, che sono state pubblicate da uno dei principali editori musicali italiani, ovvero la Casa Musicale Edizioni Carrara di Bergamo, che si occuperà della distribuzione dell’opera nei conservatori e istituti musicali italiani, nonché all’estero: l’oratorio entrerà infatti nelle biblioteche nazionali di Londra, Boston, Tokyo, Seul, Monaco e Chicago. 
A tale riguardo, con gesto assai significativo, l’autore ha consegnato la prima copia della pubblicazione al Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria (rappresentato dal Vice Direttore Prof. M. C. Nonnato), prima di un lungo elenco di istituzioni musicali italiane pronte a inserire l’opera nelle proprie biblioteche. 
Nella seconda parte della serata è stato presentato il Dvd realizzato da Telechiara in occasione della prima esecuzione dell'oratorio ed il musicologo Prof. Paolo Padoan ha illustrato le caratteristiche dell'opera guidando il pubblico nell'ascolto delle parti più significative dell'opera.
La serata ha fatto rivivere, a poco più di un anno di distanza, le grandi emozioni suscitate dalle feste giubilari del Crocefisso e segnatamente dell'esecuzione dell'oratorio da parte dell’Orchestra e Coro “Tullio Serafin” di Cavarzere (in collaborazione con il Complesso Vocale SolEnsemble di Padova) ed il numerosissimo pubblico, sempre attento e partecipe, ha dimostrato di aver gradito il tutto tributando entusiastici consensi ai protagonisti, a cominciare ovviamente dal M° Banzato.
La pubblicazione della partitura e del dvd costituisce il coronamento di un progetto che ha visto coinvolte le realtà ecclesiali della Parrocchia di S. Mauro e della Diocesi di Chioggia e quella civile del Comune di Cavarzere (rappresentata dal Sindaco Henri Tommasi e dall'Assessore Paolo Fontolan) e che si è concretizzato grazie all'apporto determinante e prezioso della Fondazione Clodiense Onlus (rappresentata dal sig. Loredano Grande, membro del cda) e dalla ditta Turatti di Cavarzere (rappresentata dal titolare).
Dell’evento si sono occupati i giornali regionali e soprattutto nazionali: il settimanale Oggi, il quotidiano l’Eco di Bergamo, le riviste specializzate Amadeus e Gli Amici della Musica; alla serata è stato inoltre dedicato un ampio servizio televisivo nei notiziari dell'emittente Telechiara.

22 gen 2013

Chioggia Renovatio: pubblicato il Concorso!

E' stato pubblicato in data 22 gennaio u.s., sul sito www.chioggiaplus.it il Concorso di idee di architettura Chioggia Renovatio-La forma della rigenerazione per la riqualificazione dell'area Reduci a Chioggia.


L'Associazione Chioggia Plus, promotrice dell'iniziativa, in compartecipazione con la Fondazione Clodiense O.N.L.U.S. e con il patrocinio del Comune di Chioggia, Università IUAV di Venezia e Ordine degli Architetti P.P.C. della provincia di Venezia, ha indetto un Concorso all'interno della Seconda Rassegna di Architettura Città di Chioggia, in continuità con i temi nati e discussi nella prima edizione e dalle risposte urbane emerse.
Il nuovo percorso intrapreso pone l'attenzione sulla riqualificazione di uno spazio esistente in città, che ha perso nel tempo la propria forma ed identità. Uno spazio urbano da ripensare nel contesto attuale e da donare ai cittadini.

Su questo tema sono chiamati a cimentarsi giovani professionisti, laureati e studenti di architettura ed ingegneria under 40, che possono parteciapre individualemtne o in gruppo.
I vincitori del Concorso verranno premiati e gli elaborati più meritevoli verranno esposti in una mostra aperta a tutti.

Per maggiori informazioni Vi invitiamo a visitare il sito www.chioggiaplus.it      

15 gen 2013

Progetto Benessere Mente e Corpo

L'Associazione Vivere Anteas di Chioggia in compartecipazione con la Fondazione Clodiense O.N.L.U.S. presenteranno lunedì 28 gennaio p.v., alle ore 16.00, presso la Scuola Pascoli di Sottomarina, un progetto (ammesso al Bando n. 16 della Fondazione) che mira ad offrire alla comunità un percorso di benessere per la mente ed il corpo.

Il percorso prevede 14 incontri, un paio di volte la settimana, con la psicologa dott.ssa Veronica Boldrin, con la quale si affronterà il tema del rilassamento e dei benefici che ne può trarre la mente. Gli incontri prevedono inoltre alcune giornate alle terme, che renderanno possibile un vero e proprio percorso di cura per il corpo.

Durante la giornata di presentazione verranno fornite tutte le indicazioni utili, oppure è possibile chiamare i seguenti numeri telefonici, dalle ore 9.00 alle ore 12.00
  • 0412905820
  • 0412905826
  • 3492138337

5 dic 2012

Un nuovo gommone per la Lega Navale di Chioggia

L’imbarcazione è stata acquistata con il contributo della Fondazione della Comunità Clodiense e sarà utilizzata per i Corsi di Vela dei bambini


In questi giorni la sezione di Chioggia della Lega Navale arricchisce il proprio “parco imbarcazioni”: un nuovo gommone motorizzato di circa 6 metri e dotato di tutte le caratteristiche necessarie è arrivato in città pronto per essere utilizzato nelle varie attività che la Lega già ha in programma per la prossima stagione. L’imbarcazione và ad aggiungersi ad un altro gommone più piccolo che insieme saranno utilizzati già dalla primavera prossima in ausilio, in modo particolare, durante i corsi di vela riservati ai bambini e ai ragazzi del territorio.

Quest’ultima iniziativa che la Lega propone da anni ai più giovani ha catturato l’interesse della Fondazione della Comunità Clodiense che ha contribuito in maniera importante - anche economicamente - alla sua realizzazione. La Lega Navale, infatti, aveva concorso all’assegnazione di fondi messi a disposizione dalla Fondazione con il Bando n°15 ed è riuscita in quest’ultimo anno a raccogliere altrettante donazioni quanto l’importo messo a disposizione dalla Fondazione stessa. La sezione locale della Lega Navale ha potuto beneficiare di tale contributo viste le finalità statutarie che la contraddistinguono e cioè: diffondere, soprattutto ai giovani, l’amore per il mare, lo spirito marinaro, la conoscenza e la salvaguardia dello stesso. Non a caso da sempre si occupa di educazione e divulgazione di questi principi soprattutto nelle scuole, dapprima in termini teorici con la presenza di educatori nelle classi del territorio (nel nostro caso anche a Cavarzere) e, successivamente, in termini pratici con la partecipazione dei ragazzi a vere uscite in acqua seguiti da esperti ed autorizzati istruttori. Ecco confermata, pertanto, la preziosa funzione anche del nuovo gommone che assisterà i “piccoli velisti” nelle loro prime uscite.

 

La “consegna ufficiale” dell’imbarcazione avverrà prossimamente alla presenza dei rappresentanti della Fondazione della Comunità Clodiense ma già sabato scorso al Park Hotel di Sottomarina durante la tradizionale Cena degli Auguri il presidente della Lega Navale di Chioggia, Stefano Boscolo Baccarin, ha colto l’occasione per sottolineare il lieto evento ai numerosi soci e simpatizzanti presenti quella sera – circa un centinaio - ed infine ha ricordato anche i grandi passi fatti finora dalla sezione locale della Lega Navale grazie anche al fattivo interessamento dimostrato dall’Amministrazione Comunale di Chioggia che nell’occasione era rappresentata dall’Assessore al Patrimonio, Mauro Mantovan, e dall’Assessore allo Sport, Narciso Girotto, i quali nel loro breve intervento hanno ribadito la più ampia collaborazione dell’Amministrazione Pubblica verso il raggiungimento degli obiettivi che la Lega si è posta a beneficio della collettività clodiense per il prossimo futuro.

21 nov 2012

Progetto realizzato: "A scuola di vela"

Si è concluso con successo un altro progetto grazie ai bandi di utilità sociale che la Fondazione emette annualmente.
Il progetto "A scuola di vela" promosso dalla Lega Navale di Chioggia si è concretizzato con l'acquisto di un gommone che permetterà di seguire i ragazzi iscritti ai corsi di vela, nella uscite con le imbarcazioni, così da assicurare anche un più efficace intervento in caso di necessità.
Il gommone è stato acquistato grazie a donazioni raccolte nel terriorio pari a euro 7mila e poi raddoppiate dalla Fondazione Clodiense grazie al planfond annuale che la Fondazione di Venezia mette a disposizione proprio per i Bandi rivolti al comprensorio clodiense (Chioggia, Caavrzere e Cona).
Il progetto verrà presentato ufficialmente al pubblico sabato 1 dicembre p.v., in occasione della 'Cena degli Auguri' della Lega Navale di Chioggia. 
Cogliamo l'occasione per ringraziare quanti, sensibili, hanno donato per realizzare questa iniziativa e quanti doneranno attraverso la Fondazione per rendere possibile la realizzazione di altri progetti che vanno a migliorare la qualità della vita nel territorio clodiense.



28 ott 2012

Rassegna Stampa: Rifondazioni - Mobilitiamoci

 
MOBILITIAMOCI di Bernardino Casadei
 
La decisione del Governo di inserire una franchigia sulle detrazioni e deduzioni relative a donazioni per scopi di pubblica utilità equivale ad eliminare tale incentivo, in quanto la media delle detrazioni è inferiore ai 250€, mentre quella delle deduzioni è di poco superiore. Si tratta di una decisione grave per molteplici ragioni.
Grave innanzitutto perché i beneficiari ultimi di queste donazioni sono soprattutto i soggetti più poveri e svantaggiati, che rischiano così di essere ulteriormente emarginati e penalizzati.
Grave perché gli enti non profit, che rappresentano un’importante opportunità di lavoro soprattutto per le giovani generazioni e che già devono fronteggiare una drastica riduzione dei trasferimenti pubblici, rischiano di vedere ulteriormente ridursi una fondamentale fonte d’entrata, con conseguenze che è facile immaginare.
Grave  perché il dono, per sua stessa natura, genera fiducia e relazioni e quindi quel capitale sociale di cui abbiamo un così evidente bisogno per rimettere in moto l’economia e superare la crisi presente.
Grave perché non stimolando le donazioni private si ostacola l’emergere dell’unica alternativa ragionevole alla crisi dello stato sociale, ossia lo sviluppo di una comunità solidale e sussidiaria.
Grave anche per i conti pubblici, dato che un incentivo a favore delle donazioni può mobilitare risorse pari sino a cinque volte il suo costo, risorse che poi vengono, di norma, gestite in modo più efficiente ed efficace rispetto agli interventi diretti della pubblica amministrazione. Il Governo sembra dimenticare come, senza l’attività di prevenzione fatta dal privato sociale, il numero dei casi in cui l’intervento pubblico è imposto per legge non potrebbe non crescere esponenzialmente, con costi per l’erario ben superiori ai risparmi ottenuti riducendo gli incentivi.
Ma ciò che è, a mio avviso, più grave è la sostanziale passività da parte del terzo settore. Che il Governo nel disperato tentativo di far quadrare i conti possa fare degli sbagli è comprensibile, ma che il privato sociale non si mobiliti con tutte le sue energie per evitare tali errori è molto preoccupante ed è un sintomo di come il nostro mondo non sappia ancora organizzarsi e lavorare insieme per conseguire obiettivi comuni nell’interesse di tutti.
Abbiamo relazioni, abbiamo competenze specifiche nella mobilitazione della società, usiamole. Scriviamo  e sensibilizziamo i nostri parlamentari e i membri del governo, contattiamo giornalisti e opinion leader, coinvolgiamo le realtà con cui collaboriamo, mettiamo all’opera i nostri volontari, amici, donatori, insomma, mobilitiamoci non per difendere interessi corporativi, ma per garantire lo sviluppo del nostro Paese e costruire assieme una società di cui possiamo essere fieri, magari approfittando di quest’occasione per promuovere quella cultura del dono senza la quale ogni progresso si rivela presto falso, illusorio e sostanzialmente non sostenibile.

21 ott 2012

Rassegna Stampa: EticaNews

Basta charity, ora wiki-fondazioni

Basta con le erogazioni di charity per progetti singoli. Serve un approccio differente, che preveda una continuità e una sostenibilità nel tempo e, soprattutto, coinvolga nell’iniziativa il territorio in cui si sviluppa. Potrebbe essere il “manifesto” del social business all’italiana, declinato in chiave impact investment. Nella realtà, è la sintesi dell’intervento di Bernardino Casadei, segretario di Assifero, svolto in occasione della presentazione del Rapporto 2011 della Fondazione comunitaria di Lodi Onlus. Le parole di Casadei sono estremamente significative visto che Assifero è l’Associazione italiana fondazioni ed enti di erogazione, organizzazione nata il 14 luglio 2003 per raggruppare le fondazioni private o di famiglia, le fondazioni d’impresa, quelle di comunità e gli altri enti erogativi. Insomma, un universo che, spesso oscurato dalle Fondazioni bancarie, è tuttavia un soggetto chiave nel sostegno dei progetti sociali del territorio.
Ebbene, oggi questo soggetto ha il coraggio di denunciare l’inadeguatezza del modello charity su cui per decenni si sono modulati gli interventi locali. E la lucidità per individuare un ribaltamento dei paradigmi, ponendo cioè al centro non più l’attività erogatoria, bensì la costituzione di un network di soggetti per cui la (wiki)erogazione sarà insieme strumento di lavoro, ma anche di co-partecipazione. Di seguito alcuni stralci, con l’invito alla lettura dell’intera relazione.

UN MODELLO DA CAMBIARE

Dopo che, per lungo tempo, si è pensato che la modalità più corretta per perseguire i propri fini fosse l’erogazione a progetti, ora i limiti di questo approccio appaiono sempre più evidenti. Da un lato la difficoltà di individuare iniziative veramente sostenibili, le quali saranno in grado di camminare sulle proprie gambe una volta esaurito il contributo della fondazione spinge molto a chiedersi se effettivamente il modo migliore per investire le proprie risorse sia effettivamente quello di individuare progetti innovativi. Dall’altro la replicabilità delle iniziative di successo appare sempre più problematica e quindi, anche questa strada non sta dando i benefici sperati.

CHARITY IN COMPETIZIONE

Nel contempo un’impostazione che mira ad individuare il progetto migliore favorisce l’emergere di una competizione, non sempre positiva fra gli enti non profit i quali rischiano di considerarsi sempre più spesso come potenziali concorrenti invece di partner. Si arriva così ad una situazione schizofrenica per cui, da un lato, si proclama la necessità di fare rete e ci si lamenta delle difficoltà che incontrano gli enti senza finalità di lucro a collaborare gli uni con gli altri, ma, dall’altro, si incentivano di fatto comportamenti che vanno nella direzione opposta.

OBIETTIVI STRUMENTALI

Gli enti erogatori devono da parte loro ammettere che i tentativi di promuoverle (le reti, ndr) attraverso gli incentivi economici si sono rivelati, nella maggior parte dei casi, poco efficaci. Tutti sappiamo che tali partnership vengono siglate solo con l’obiettivo di conseguire il contributo, ma che in realtà ognuno continua ad operare autonomamente, dato che gli accordi sono puramente strumentali e hanno quasi esclusivamente un carattere formale.

IL RUOLO DELLA FIDUCIA

Generare una relazione è in realtà un’operazione complessa e difficile in quanto essa dipende da quello che oggi è uno dei beni più scarsi nella nostra società: la fiducia. Creare fiducia implica tempo, ma anche accortezza e delicatezza. Si tratta di un investimento importante i cui benefici, per quanto reali, non sono però né prevedibili, né facilmente misurabili

UN IMPATTO COLLETTIVO

Una modalità per cercare di sfruttare al meglio questo potenzialità a favorire una strategia che permetta di perseguire un impatto collettivo che possa valorizzare le energie che i vari settori possono mettere a disposizione del bene comune può essere quella di partire da un problema concreto, rilevante, ma ben circoscrivibile e quindi riunire le realtà che sene occupano direttamente, promuovendo una serie di incontri che permettano di creare il gruppo, favorendo l’emergere di una conoscenza e di relazioni reciproche. Naturalmente è anche necessario porsi degli obiettivi specifici, quali potrebbe essere il dar vita ad una campagna comune di raccolta fondi.

PROMUOVERE WIKI-PROGETTI

Infine si tratta di offrire a tutti coloro che vivono ed operano in un determinato territorio un’opportunità concreta per diventare protagonisti nello sviluppo di quella comunità solidale sussidiaria da tutti invocata, ma per la realizzazione della quale non sono ancora stati trovati quegli strumenti concreti che ognuno di noi possa utilizzare nella propria vita quotidiana, nella consapevolezza che questo sforzo, non è solo importante per dare una risposta ai problemi sociali che ci affliggono, ma anche e soprattutto per illuminare l’esistenza di ciascuno di noi con relazioni che siano veramente umane perché non strumentali, per rafforzare la nostra identità dando un senso alla nostra vita e per sperimentare quelle emozioni autentiche e profonde di cui tutti noi abbiamo un così evidente bisogno.

4 ott 2012

Anche tu protagonista per migliorare il territorio!



Scade il 31 ottobre di questo mese il termine ultimo per un gesto solidale e significativo per il territorio clodiense.
Dona a favore dei progetti ammessi al Bando n. 16 della Fondazione Clodiense ONLUS. Ogni euro raccolto verrà raddoppiato dalla Fondazione per realizzare i progetti presentati dalle associazioni non profit di Chioggia, Cavarzere e Cona, che andranno a valorizzare e migliorare la qualità della vita nel territorio clodiense.
Donare è facile, basta scegliere l’iniziativa che si desidera sostenere ed effettuare un bonifico attraverso il seguente conto corrente:
Fondazione Clodiense O.N.L.U.S. ,  Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco, IBAN: IT29X0872820901000000123691, specificando nella causale il codice o titolo del progetto scelto.
Le donazioni effettuate attraverso il conto della Fondazione sono fiscalmente deducibili.
Tutti possono contribuire al miglioramento del proprio territorio, attraverso la Fondazione Clodiense e la realizzazione di queste iniziative:

01/16 TRASPORTO IN SICUREZZA
Circolo Auser Chioggia
attrezzare un veicolo con sollevatore per carrozzine, per trasporto di disabili e anziani.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
02/16 SCUOLA E CICLISMO
ASD Scuola Ciclismo Lions D Cavarzere
acquisto bicicletta per disabili.
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00
03/16 CLIMATIZZAZIONE AULA STUDIO
Seminario Vescovile di Chioggia
dotare l'Aula Studio "Sacro Cuore" di un impianto di climatizzazione per la fruizione estiva. 
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00
04/16 PERCORSO MENTE-CORPO
Vivere Anteas Chioggia
fornire strumenti che favoriscono il rilassamento psico-fisico e la socializzazione tra gli anziani.
Donazioni da raccogliere euro 2.500,00
05/16 CHIOGGIARTE: PORTALE WEB
Chioggia Film APS
realizzazione di un sito internet per scoprire le principali opere architettoniche, artistiche e culturali della città di Chioggia.
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00
06/16 UN CASTELLO PER L'INFANZIA
Parrocchia sant'Egidio di Cona
acquisto di una struttura gioco per l'infanzia da collocare presso la  scuola per l'infanzia della parrocchia.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
07/16 RIQUALIFICHIAMO L'ISTITUTO
Istituto Salesiano San Marco di Chioggia
riqualificazione di alcuni ambienti dell'Istituto.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
08/16 DIRITTO ALLO STUDIO
Coop. Madonna della Navicella
borse di studio per ragazzi in difficoltà economiche.
Donazioni da raccogliere euro 10.000,00
09/16 WHAT'S UP!?
Titoliminori di Chioggia
allestimento di una unità mobile per incontrare i giovani nei locali di divertimento e offrire loro mezzi di prevenzione all'uso e abuso di alcool e droghe.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
10/16 12° TRIATHLON CITTA' DI CHIOGGIA
ASD Delfino Triathlon di Chioggia
integrazione e coinvolgimento di ragazzi disabili nella fase di preparazione e gestione della gara.
Donazioni da raccogliere euro 8.000,00
11/16 IDROCHINESITERAPIA IN ACQUA TERMALE
Ass. Emodializzati "G. Scuttari" di Chioggia
speciali sedute in acqua termale per migliorare le performance delle articolazioni e influenzare il benessere generale.
Donazioni da raccogleire euro 5000,00 
12/16 SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA
Centro Aiuto alla Vita di Chioggia
acquisto di prodotti di prima necessità per neonati e bimbi di famiglie e/o ragazze madri in difficoltà.
Donazioni da raccogliere euro 2.500,00
13/16 LA CROCE DI COSTANTINO
Fondazione Santi Felice e Fortunato di Chioggia
laboratorio di didattica mussale per bambini sulla storia locale attraverso l'iconografia.
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00
14/16 II RASSEGNA DI ARCHITETTURA
Chioggia Plus. "Ri-Generazione Urbana"
eventi (conferenze, mostra e concorso) sulla necessità di riqualificare spazi e luoghi esistenti a Chioggia.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
15/16 RESTAURO ICONA "MADRE DI DIO CHE ALLATTA"
Diocesi di Chioggia
restauro e conservazione del dipinto del XVII sec. Presso la pinacoteca SS. Trinità.
Donazioni da raccogliere euro 3000,00
16/16 IL GIUSTO REGNO PER I NOSTRI PRINCIPI
Impronta scs di Chioggia
allestimento di un punto di ristoro presso il Circolo Nautico di Chioggia per l'impiego e l'integrazione di ragazzi disabili.
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00
17/16 ACQUISTO LIBRI SCOLASTICI
Ist. "IPSIA Marconi" di Cavarzere
acquisto di testi scolastici da consegnare in comodato d'uso a studenti con difficoltà economiche.
Donazioni da raccogliere euro 2.500,00
18/16 SCACCHI VIVENTI IN PIAZZA
Pro Loco di Cavarzere e Cona
rievocazione storica attraverso il gioco degli scacchi in piazza.
Donazioni da raccogliere euro 4.000,00
19/16 STRADE NELL'OPERA
Circolo "Amici di T. Serafin" di Cavarzere
Corso di perfezionamento in tecnica vocale e concorso di canto lirico.
Donazioni da raccogliere euro 5.500,00
 
20/16 BIBLIOTECA D'ISTITUTO: INCENTIVO ALLA LETTURA
Scuola Sec. "A. Cappon" di Cavarzere
attività varie per incentivare la lettura tra i giovani.
Donazioni da raccogliere euro 2.500,00
21/16 CHEMIOTERAPIA SENZA SCOMPENSO
Cuore Amico di Chioggia
Acquisto di macchinari per un programma d'identificazione e cura della cardiopatia dilatativi in donne trattata per tumore mammario.
Donazioni da raccogliere euro 4.500,00
22/16 ANTICA SAGRA DI SAN PIETRO
Centro sport e cultura 5 Martiri di Cavarzere
acquisto attrezzature per l'allestimento di eventi d'interesse collettivo.
Donazioni da raccogliere euro 5.000,00

AIUTACI A REALIZZARE I TUOI SOGNI!

28 ago 2012

Fondazione Clodiense & IlDialogo

Di seguito l'ultimo articolo della Fondazione Clodiense apparso sul mensile IlDialogo dal titolo "Raccogliere e raddoppiare" perchè è questo che fa la Fondazione Clodiense attraverso i bandi che emette annualmente grazie ad un plafond stanziato dalla Fondazione di Venezia.

Da dieci anni la Fondazione Clodiense interviene a sostegno del territorio attraverso i bandi; l'anno scorso è stato pubblicato il bando n. 15 e quest'anno il sedicesimo per 100mila euro.

Tanti progetti, che definiamo 'sogni' sono stati realizzati contribuendo a migliorare la qualità della vita a Chioggia, Cavarzere e Cona e questa missione continua, anche grazie alle donazioni di ciascuno di noi!

Dona attraverso la Fondazione Clodiense, avrai la garanzia che i soldi da te devoluti per una buona causa, contribuiranno alla relaizzazione di un sogno collettivo.

Clicca l'immagine per leggere l'articolo...



18 lug 2012

Concluso il progetto dell'Associzione San Rafael

Si è concluso un altro progetto sostenuto dalla Fondazione Clodiense attraverso il Bando n.15 del 2011.

L'iniziativa è stato presentata e realizzata dall'Associazione San Rafael, che dal 2009 opera sul territorio di Chioggia ed è costituito da un gruppo di persone all'interno della Parrocchia di San Martino. Il gruppo gratuitamente dedica il proprio tempo alla promozione e organizzazione di laboratori e attività manuali per creare manufatti destinati a raccolte fondi.

Hanno presentato alla Fondazione, attraverdo il Bando n. 15 un progetto finalizzato all'acquisto di attrezzature utili alla realizzazione dei manufatti sopra citati per avviare una raccolta fondi volta ad aiutare l'opera che Padre Aldo Trento svolge in Paraguay in aiuto ai minori abbandonati e/o maltrattati.


L'acquisto dell'attrezzatura è dunque stato fatto, grazie a donazioni raccolte nel territorio per 2.500 euro e altri 2.500 euro erogati come raddoppio dalla Fondazione.

Non resta che sostenre quest'opera di solidarietà con l'acquisto dei manufatti, che saranno disponibili nella Parrocchia San Martino in occasioni festive come Natale, Pasqua, festa del papà e della mamma, San Valentino...vi diamo appuntamento al prossimo autunno per una esposizione pubblica!

26 giu 2012

Le Fondazioni di Comunità in Italia: uno sguardo d'insieme


di Lorenzo Bandera
17 maggio 2012
http://secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/le-fondazioni-di-comuita-in-italia.html
Cosa sono le fondazioni di comunità?
Le fondazioni di comunità sono enti non profit di diritto privato il cui obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita della comunità presente su uno specifico territorio e promuovere al loro interno la cultura del dono e della solidarietà. A differenza di altri soggetti non profit queste organizzazioni non hanno come scopo l’accumulo di risorse per il perseguimento di una causa precisa, individuata dall’organizzazione stessa in base alle necessità del territorio, ma puntano piuttosto a favorire l’attività filantropica dei soggetti attivi della comunità, siano essi cittadini, imprese, enti pubblici od organizzazioni del Terzo settore. Le fondazioni di comunità hanno come finalità la promozione della cultura della donazione e si prefiggono di stimolare erogazioni e contributi a favore di progetti d’utilità sociale rimuovendo tutti quegli ostacoli di natura culturale, fiscale, legale ed amministrativa che normalmente impediscono ai membri di una comunità di contribuire allo sviluppo del bene comune.
Queste realtà sono nate negli Stati Uniti quasi un secolo fa, nel 1914, per organizzare e canalizzare forme di filantropia basate su erogazioni provenienti da trust gestiti dalle banche, creati da soggetti facoltosi per il perseguimento di scopi caritatevoli. Le fondazioni di comunità si sono diffuse principalmente in Nord America e solo nel corso degli anni Novanta hanno iniziato a svilupparsi, con modalità e tempistiche diverse, anche nel resto del mondo. Negli Stati Uniti le communities foundation hanno svolto e svolgono tuttora un ruolo importante in molteplici aree del Paese, indirizzando e coordinando le risorse presenti sul territorio verso tutti quegli enti e attività ritenute socialmente utili per la comunità. Attualmente negli Stati Uniti se ne contano oltre 700, come mostrano anche i dati del Foundation Center, e il loro valore economico sia in termini patrimoniali che di risorse erogate risulta essere particolarmente significativo.
La nascita delle fondazioni di comunità italiane ad opera di Fondazione Cariplo
In Italia le fondazioni di comunità sono un fenomeno relativamente recente, che tuttavia negli ultimi anni si è sviluppato con crescente intensità. E’ infatti del 1997 la decisione della Fondazione Cariplo di attivare un progetto, ispirato al modello delle sopracitate community foundations americane, volto alla creazione di fondazioni di comunità in tutte le province della Lombardia e nelle province piemontesi di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. Le motivazioni che hanno spinto Cariplo ad investire sulle fondazioni di comunità sono varie, ma indubbiamente fra di esse si registra la necessità da parte della Fondazione di rafforzare i contatti coi territori e le comunità locali. Dopo l’approvazione della legge sulla ristrutturazione del sistema creditizio italiano (legge 30 luglio 1990, n.218, nota anche come “legge Amato”), che imponeva agli istituti bancari la divisione tra attività di credito e attività di beneficenza, Cariplo si era infatti trovata priva di propri referenti sul territorio, ruolo precedentemente ricoperto dalle filiali del gruppo bancario. Da qui la scelta di investire sul progetto Fondazioni di comunità, che sembrava in grado di rispondere parzialmente a questa problematica che limitava la capacità operativa della Fondazione verso le comunità locali. Tra il 1999 e il 2006 Cariplo ha costituito 15 fondazioni di comunità, ovvero quasi la metà delle 32 attualmente presenti in Italia. 
Obiettivi, strumenti e risorse delle fondazioni di comunità
Le fondazione di comunità non si limitano all’erogazione di risorse, ma puntano alla creazione di network che mettano in contatto donatori, investitori, istituzioni e organizzazione del Terzo settore presenti in un dato territorio. Una rete, dunque, potenzialmente in grado di coinvolgere attori sia pubblici che privati nella realizzazione di opere di utilità sociale e, soprattutto, che mira ad un coinvolgimento crescente dei cittadini nelle attività della fondazione. Attraverso la creazione di bandi tematici, ad esempio, le fondazioni non solo hanno la possibilità di erogare risorse a vantaggio di molteplici soggetti presenti sul territorio (che possono andare dalle organizzazioni non profit agli enti pubblici, dalle società sportive dilettantistiche agli enti religiosi), ma anche quella di assistere e supportare tali realtà tanto nell’elaborazione quanto nell’implementazione dei progetti presentati. In questo modo la fondazione va oltre il ruolo erogativo, presentandosi come soggetto attivo nello sviluppo di azioni favorevoli al territorio, e potenzialmente in grado di svolgere una funzione di valutazione delle misure promosse.
Le fondazioni offrono indubbi benefici alle organizzazione del Terzo settore presenti sul territorio, ma notevoli sono anche i vantaggi offerti ai potenziali donatori. Le fondazioni infatti fornisco a coloro i quali desiderano investire in ambito filantropico una serie di strumenti flessibili che possono incoraggiare l’impegno di risorse finanziarie. La struttura della fondazione permette infatti di diversificare sia la modalità che l’oggetto delle donazione, l’integrazione con altre risorse a disposizione del patrimonio della fondazione, una gestione professionale delle erogazioni, il supporto legale relativamente ai benefici fiscali, l’adempimento di oneri burocratici e la pubblicizzazione dell’attività filantropica.
La molteplicità di fondi costituiti all’interno delle fondazioni dimostra la flessibilità degli strumenti messi a disposizione di chi ha desiderio di donare per sviluppare la propria comunità. Oltre ai fondi di erogazione, destinati alla realizzazione immediata o dilatata nel tempo di uno specifico progetto, possono esistere diversi fondi patrimoniali, le cui rendite vengono destinate a sviluppare opere indicate dal donatore attraverso un’ampi gamma di possibili criteri. Possono essere ad esempio costituiti fondi per la comunità, il cui reddito è destinato ai bisogni di una particolare comunità o territorio; fondi alla memoria: costituiti per onorare la memoria di un proprio caro con interventi nei settori a cui era particolarmente legato; fondi d'impresa: costituiti da singole imprese per la gestione delle proprie attività filantropiche; fondi per area di interesse, il cui reddito è destinato ad una particolare area di intervento sociale; fondi con diritto di utilizzo o indirizzo, in cui cioè il donatore indica di volta in volta i beneficiari della donazione; fondi di categoria, costituiti da organizzazioni di categoria per promuovere l'immagine del proprio ente e favorire le donazioni dei propri membri o associati; fondi correnti, che danno la possibilità di elargire non solo gli interessi maturati ma l’intera somma su richiesta del donatore. La denominazione o lo scopo dei fondi possono variare da fondazione e a fondazione, ma l’elenco sopra proposto permette di percepire la varietà di opzioni tra cui un soggetto può scegliere nel momento in cui decide di donare attraverso una fondazione di comunità. 
L’intervista a Bernardino Casadei, presidente di Assifero.
Per aiutarci a capire meglio quale ruolo svolgono e potrebbero svolgere le fondazioni di comunità nel nostro Paese abbiamo chiesto a Bernardino Casadei, Segretario Generale di Assifero, di concederci un’intervista inerente questo tema. Assifero, Associazione Italiana Fondazioni e Enti di Erogazione, raccoglie diverse realtà (elenco dei soci) che svolgono attività erogativa a vario titolo. Tra di esse possiamo rintracciare enti di erogazione indipendenti, fondazioni di famiglia, fondazioni d’impresa, fondazioni private e le citate fondazioni di comunità. Bernardino Casadei prima di assumere la carica di Segretario Generale di Assifero ha collaborato con Fondazione Cariplo come Project Manager del Progetto Fondazioni di Comunità, attraverso il quale è stata possibile l’introduzione di questa tipologia organizzativa anche nel nostro Paese.
Dott. Casadei, ci potrebbe brevemente descrivere come si sono diffuse le fondazioni di comunità in Italia?
L’introduzione delle Fondazioni di Comunità (FC) in Italia è avvenuta grazie all’impegno della Fondazione Cariplo. Quando nel 1996 ho iniziato a presentare l’ipotesi delle FC a Giuseppe Guzzetti, allora consigliere di Fondazione Cariplo, in Italia pochissimi avrebbero saputo spiegare cosa fossero questi soggetti. Perché Cariplo decise di investire su questa strada? La ragione principale era legata ad una problematica interna a Cariplo: con la separazione ufficiale dalla banca la Fondazione aveva perso il contatto con le filiali del gruppo bancario, ovvero con quelle realtà che per anni erano state le referenti locali per la gestione della beneficienza. Fondazione Cariplo aveva la necessità di trovare un nuovo modo per gestire i propri contatti sul territorio della Lombardia (e nelle province di Novara e Verbania), soprattutto in relazione alla gestione delle erogazioni medio-piccole. Gestirle centralmente rischiava infatti di risultare eccessivamente oneroso, comportando conseguentemente la diminuzione dei contributi realmente erogati. Davanti a questo problema è stata presentata l’ipotesi, fondata sull’esperienze americane della Kellogg Foundation in Michigan e del Gift Giving Program in Indiana, di dar vita a degli enti autonomi che potessero essere anche partner naturali della fondazione Cariplo nella gestione delle erogazioni sul territorio. Questa, se vogliamo, era la motivazione interna, più tecnica, del progetto. L’altra importante ragione era invece la volontà di creare un’infrastruttura in grado di mobilitare le donazioni, democratizzare la filantropia istituzionale e favorire l’emergere di elargizioni da e per il territorio. Pochissimi credevano che il progetto scaturito da queste ipotesi iniziali, soprattutto relativamente alla seconda, potesse funzionare in qualche modo. Eppure sono state create 15 Fondazioni di comunità legate al progetto Cariplo. Dieci hanno completato il “progetto sfida” nei termini stabiliti, due sono un po’ in ritardo ma sono anch’esse in dirittura d’arrivo, mentre tre lo stanno ancora realizzando. “Completare la sfida” significa che la Fondazione di Comunità nel corso di un periodo di 10 anni, è riuscita a raccogliere autonomamente 5 milioni di euro in donazioni patrimoniali, e che pertanto ha diritto all’ottenimento di altri 10 milioni provenienti da Fondazione Cariplo.
Può spiegarci meglio questo sistema?
Se le FC riescono a raccogliere 5 milioni destinati alla costituzione del loro patrimonio la Fondazione Cariplo si impegna a fornire alle stesse altri 10 milioni. In estrema sintesi il progetto funziona così: al momento della costituzione dell’ente la Fondazione Cariplo crea al proprio interno un fondo patrimoniale di 5 milioni di euro specificamente destinato alla neonata FC, da cui inizialmente si prelevano i soldi necessari per ottenere il riconoscimento della FC. Ogni anno la fondazione Cariplo fornisce alla FC la rendita derivante dal fondo, calcolata sul tasso ufficiale di sconto maggiorato dello 0.5%, a condizione che la FC nel corso dell’anno sia stata in grado di raccogliere almeno 516.000 € destinati al patrimonio. Se la fondazione non riesce a raccogliere tali risorse gli interessi del fondo vengono congelati fino al raggiungimento della quota prevista. Pertanto in 10 anni la FC dovrebbe raccogliere, per godere degli interessi maturati dal fondo istituito da Cariplo, un totale di oltre 5 milioni di euro destinati all’aumento del proprio patrimonio. Se la FC riesce in questa “sfida” Fondazione Cariplo si impegna a raddoppiare quanto raccolto, erogando altri 10 milioni di euro “premio” e portando il patrimonio della FC a ben 15 milioni.
Questo sistema ha funzionato?
Ha funzionato quasi dappertutto, solo le FC di Cremona e Pavia hanno avuto alcuni problemi che tuttavia sono stati quasi completamente risolti. Le fondazioni, una volta completata la “sfida” hanno teoricamente a disposizione un fondo di almeno 15 milioni di euro che in alcuni casi, come per esempio a Novara, è cresciuto ulteriormente fino al raggiungimento di oltre 20 milioni di patrimonio.
Quali sono i vantaggi che le FC offrono alle organizzazioni del Terzo settore e ai donatori?
I donatori attraverso una FC possono godere dei vantaggi di una propria fondazione senza doversi assumere gli oneri ad essa collegati. Tutti gli aspetti gestionali e burocratici sono infatti svolti dalla fondazione di comunità, mentre i donatori possono invece godere di tutti i benefici fiscali del caso. Parimenti gli enti non profit attraverso la collaborazione con la FC offrono ulteriori garanzie ai donatori circa le proprie attività, e attraverso la fondazione sono in grado di gestire alcuni tipi di donazioni, come i lasciti testamentari, la cui gestione risulta essere tutt’altro che semplice. Questi vantaggi sono notevoli per le piccole organizzazioni del Terzo settore, ma anche le grandi possono ottenere benefici avvalendosi della collaborazione con una FC. Faccio un esempio: se come donatore volessi fare una donazione personale alla sezione del Wwf del mio territorio questa, per regolamento interno, dovrebbe essere destinata alla sede centrale del Wwf di Roma. Quindi, se volessi avere la certezza che quel denaro andrà a sostenere progetti svolti dalla sezione del Wwf del mio territorio, non potrei avere alcun tipo di garanzia. Creando un fondo presso la FC questa problematica viene superata: la fondazione è in grado di fornire ogni anno al progetto del Wwf del territorio da me indicato la mia donazione, garantendomi pertanto la certezza sulla destinazione delle risorse fornite. Ovviamente le cose sono spesso più articolate di così, ma questo piccolo esempio rende l’idea di come la fondazione possa essere una risorsa sia per i donatori che per le organizzazioni del Terzo settore, sia grandi che piccole, presenti sul territorio.
Potrebbe spiegarci meglio quali benefici fiscali può avere un’azienda donando attraverso una FC?
L’azienda ha tre vantaggi dal punto di vista fiscale. In primo luogo ha un vantaggio dal punto di vista burocratico/amministrativo. Un’azienda potrebbe anche decidere di donare a una Onlus senza passare per la FC, tuttavia attraverso la mediazione della fondazione l’azienda può decidere di donare, e godere dei relativi benefici fiscali, anche senza aver deciso la destinazione ultima della donazione. L’azienda può infatti donare alla fondazione prima della scadenza dell’anno fiscale e decidere in un secondo momento come investire quel denaro. Dal punto di vista amministrativo c’è quindi un vantaggio temporale, perché è possibile donare pur non sapendo a quali progetti destinare quella donazione. Questa è una possibilità molto importante non solo in termini fiscali: attraverso un’unica donazione si può decidere di finanziare più progetti pur non avendo ancora deciso nello specifico come, quando e quali iniziative sostenere. Senza passare dalla FC ogni progetto dovrebbe invece essere previsto e documentato nella redazione del bilancio, un fattore che indubbiamente può disincentivare la donazione. Secondo: finanziando la fondazione, che è una onlus garantita, non è più necessario andare a verificare se le organizzazioni a cui si vuole donare sono affidabili e/o permettono di ottenere benefici fiscali. E’ la fondazione che effettua questi controlli e garantisce la possibilità di detrazione donando a quel progetto. Terzo: attraverso la fondazione è possibile finanziare progetti di carattere sociale anche di enti che non hanno fine di lucro ma sono privi della qualifica di Onlus, cosa che non sarebbe fattibile attraverso un’azione diretta.
Secondo lei non c’è il rischio che le FC contribuiscano a promuovere a un tipo di filantropia ormai considerata sorpassata?
In primo luogo ritengo che questo tipo di filantropia non sia affatto sorpassata, e che anzi ci sia un grande ritorno a questo tipo di approccio fondato sul dono. L’Italia ha sempre avuto una grande tradizione filantropica, che tuttavia dall’unità in avanti è stata volutamente distrutta e sradicata. Inoltre bisogna considerare come i donanti, attraverso il sistema delle FC, non siano riconducibili ad un’unica categoria, ma possano provenire dai contesti sociali più disparati. Il donante si trova di fronte a uno strumento per la gestione dell’aspetto finanziario, dopo di che se vuole partecipare direttamente allo sviluppo del progetto può farlo tranquillamente, così come può decidere di limitarsi alla donazione e basta. Attraverso le modalità operative delle FC diventa inoltre più facile stabilire relazioni con altri donatori. Per esempio un’esperienza molto diffusa all’estero è quella dei giving circle: donatori che si mettono insieme per attivare progetti che altrimenti non si azzarderebbero a intraprendere da soli. La FC in questo caso può svolgere il ruolo di agente fiscale, di supporto burocratico/amministrativo, offrendo servizi che un gruppo eterogeneo di donatori difficilmente sarebbe in grado di svolgere autonomamente. Ribadisco: la FC è uno strumento che può essere utilizzato in diversi modi, a seconda della sensibilità di chi decide di usufruirne. Ci può essere il soggetto che decide di donare e basta, così come può esserci quello che decide anche di farsi coinvolgere direttamente nelle attività che finanzia. In tutti i casi, comunque, i problemi che potrebbero emergere per il donatore dal punto di vista burocratico sono già superati, in quanto affidati a un soggetto, la FC, in grado di risolverli al posto di chi dona. Altra cosa da non sottovalutare: le persone possono considerare bello e interessante donare, ma viviamo una società estremamente frenetica e quindi se non ci si pone nelle condizioni di farlo si finisce col rimandarlo continuamente. Attraverso la FC invece anche questo rischio è limitato. Io per primo, ad esempio, ho un mio fondo presso la Fondazione di Como, luogo dove abito, che finanzio una volta l’anno. Può capitare che passino dei mesi, anche degli anni, senza che quel denaro venga utilizzato, ma so che ci sono e che prima o poi potranno essere sfruttati adeguatamente. Come poi approcciarsi all’utilizzo dipende dalla volontà del donante. In sintesi: la FC mette a disposizione del donante una serie di servizi e competenze che favoriscono la cultura del dono, come la conoscenza profonda degli enti non profit presenti sul territorio, la possibilità di creare rapporti con altri potenziali donatori o la facilitazione dei rapporti con burocrazia e pubblica amministrazione.
Può parlarci delle capacità di investimento delle fondazioni?
Tutte le fondazioni dovrebbero avere una propria strategia di investimento. La fondazione, semplificando un po’ il discorso, può ricevere donazioni destinate all’immediato utilizzo per finanziare uno specifico progetto o associazione, oppure donazioni che non devono essere spese immediatamente e che quindi vanno a comporre il patrimonio della fondazione. Il donatore, immettendo denaro nei fondi che costituiscono il patrimonio della FC, può usufruire di benefici di scala e vedere aumentare le risorse destinabili all’erogazione, oltre ovviamente a una serie di vantaggi legati alla gestione intermediata. Il donatore può quindi decidere di allineare le proprie donazioni con le strategie di investimento scelte della fondazione, ma può anche richiedere un tipo di gestione autonoma.
Ma la fondazione così non si assume dei rischi?
Certamente, ma la fondazione ha l’obbligo di investimento. Se non si investe i soldi si deprezzano, si perdono o non rendono e, di conseguenza, la fondazione vede diminuire le proprie capacità erogative di lungo periodo. Questo sicuramente è uno dei punti più fragili sul quale c’è ancora del lavoro da fare: l’idea che il denaro che la fondazione ha nel suo patrimonio debba essere investito con una strategia di lungo periodo non è ancora entrata nelle corde di molti consigli di amministrazione. Pensi che in Canada un tribunale ha condannato il Consiglio di Amministrazione di una fondazione perché la strategia di investimento utilizzata non permetteva un consistente aumento del patrimonio. Secondo il giudice questa scelta ha indebolito la disponibilità economica della comunità, e ha pertanto determinato una condanna per il CdA. Ora, prima che in Italia si verifichi un caso simile a quello canadese ci vorrà molto tempo, ma il concetto che sta alla base è semplice: le FC devono investire in modo da avere ritorni che permettano di perseguire lo sviluppo della comunità. Oggi indubbiamente viviamo un momento complicato dal punto di vista economico, ma necessariamente le FC devono investire in attività redditizie che permettano, almeno, di coprire inflazione, costi e tasse, e di generare una disponibilità di erogazione di almeno il 3% del patrimonio investito, il che vuol dire una redditività annuale di almeno il 7%. Per avere tale redditività bisogna pensare ad una strategia di investimento di un certo tipo, sennò a tale obiettivo non ci si arriva. In Italia questi passaggi sono complicati, e se uno guarda alla redditività degli investimenti delle fondazioni italiane noterà che questa è molto più bassa di quelle di altri Paesi europei. Questo è dovuto sicuramente a fattori culturali propri del nostro Paese, ad un approccio molto formalista e poco incisivo che punta a non rischiare mai e arrivare alla fine dell’anno col bilancio che non sia mai in perdita, mentre un investimento di lungo presuppone una volatilità e quindi la possibilità di avere delle perdite nel breve periodo. E’ uno dei settori in cui serve ancora molto lavoro.
Dal punto di vista della distribuzione sul territorio si nota una forte presenza delle fondazioni nel Nord del Paese, mentre al Sud ce ne sono molto poche. Come mai?
Nel Sud del Paese la Fondazione con il Sud ha stanziato molte risorse per favorire la diffusione delle FC anche nel Meridione, dove attualmente sono presenti solo due fondazioni. Questa è una cosa buona, ma non basta fornire risorse finanziare per sviluppare strutture come le FC. Creare una FC è molto complicato e non basta avere le risorse economiche per farne nascere una: servono soggetti disposti a investire tempo ed energie. In Lombardia dal 1999 al 2003 si sono costituite 12 fondazioni perché non c’erano a disposizione solo soldi, ma anche strutture e persone che lavoravano a tempo pieno su questi progetti. Sicuramente senza queste risorse non-economiche le FC in Lombardia non sarebbero cresciute così velocemente. Non è fattibile, soprattutto in una realtà molto complessa come il mezzogiorno, pensare di potersi limitare alla fornitura di denaro per ottenere dei risultati. Esiste quindi una mancanza di competenze prettamente tecniche. La macchina, essendo molto complessa, non può avviarsi solo attraverso erogazioni finanziarie, ma necessita di specifiche conoscenze in materia. Prendiamo in considerazione la contabilità di una FC: è un aspetto talmente complesso che non basta neppure la partita doppia, ma serve una “doppia partita doppia”. Senza qualcuno in grado di supportare lo sviluppo di questi aspetti è difficile giungere a dei risultati apprezzabili: senza un personale qualificato la fondazione non può andare molto lontana. Pensare di sviluppare il settore solo attraverso risorse monetarie è pertanto insufficiente, serve una continua assistenza e questo non sempre è stato percepito come un punto centrale.
E per quanto riguarda il Nord?
Al Nord sono presenti un maggior numero di FC, in primo luogo le 15 sviluppatesi grazie alla Fondazione Cariplo. Il progetto promosso dalla Cariplo ha mostrato alcuni limiti, come ad esempio il fatto che in alcuni casi le FC si sono ridotte ad essere referenti territoriali della Fondazione Cariplo, ma è comunque un’iniziativa ben avviata e presente in tutta la Lombardia. Abbiamo poi le FC collegate alla Fondazione di Venezia, che tuttavia danno l’impressione di concepirsi come uffici territoriali della stessa. poichè non è stato fatto un lavoro volto a svincolarle maggiormente dalla casa madre. C’è poi la Fondazione della Valle D’Aosta, che a causa dell’esigiutà del territorio e della forte presenza della pubblica amministrazione si sta sviluppando con una certa lentezza, e le due fondazioni liguri, nate a Imperia e Savona. Interessante è il caso della Fondazione della Comunità Veronese, nata circa un anno fa, che risulta essere l’unica non legata a una grande fondazione di origine bancaria. E’ molto giovane e la sua forza economica, per ora, è ridotta, ma pare sia riuscita ad avviarsi positivamente e sta iniziando a fare delle buone cose sul territorio. C’è poi la Fondazione Mirafiori, la cui attività tuttavia si è incentrata sulla gestione del Parco Colonnetti e che per questa ragione si è poco sviluppata in altri ambiti. Questo perché la gestione diretta di un progetto impedisce ad una FC di concentrarsi principalmente sui donatori e sulle erogazioni e, avendo i progetti scadenza precise, tende a fagocitare le risorse e le energie della fondazione stessa. La fondazione in questo caso rischia di limitare fortemente il suo ruolo di intermediario filantropico, diventando sempre più gestore di un’iniziativa specifica e di confondersi con le altre nonprofit. Ci sono poi un po’ di fondazioni fatte da enti pubblici, soprattutto nel Nord-Est, di cui tuttavia non saprei dire il livello di sviluppo attuale. Solo negli ultimi anni, comunque, si è registrato un aumento d’interesse per le FC che ha favorito l’emergere di gruppi promotori in varie zone del Paese. Lo sviluppo che si poteva sperare non c’è stato anche perché le fondazioni d’origine bancaria che potevano svolgere un ruolo strategico nel promuovere l’idea hanno a lungo percipito le FC solo come referenti territoriali della Fondazione Cariplo e quindi poco interessanti per enti che operano su un territorio molto più ristretto.
Quindi da un lato Cariplo è stata la promotrice dei progetti…
Se non ci fosse stata Cariplo sicuramente non ci sarebbero le fondazioni di comunità in Italia.
… però dall’altro tutti coloro i quali sono esterni a Cariplo hanno una sorta di timore nell’affrontare il tema delle fondazioni di comunità. E’ corretto?
Si tende a pensare che la fondazione di comunità sia un soggetto delegato dalla Fondazione Cariplo alla gestione del territorio, o al più si ritiene che le fondazioni di comunità possano sorgere solo con la presenza di una grande fondazione di origine bancaria alle spalle.
Ma, oltre al caso di Verona di cui abbiamo parlato precedentemente, esistono altre realtà prive del sostegno di una fondazione bancaria?
Effettivamente l’unica che è partita senza nessun sostegno è la fondazione veronese. Anche la fondazione di Savona era partita in maniera simile, ma ora ha rapporti con la Compagnia di San Paolo. Si, solo la fondazione veronese attualmente non ha il sostegno diretto di una grande fondazione bancaria.
Una fondazione di comunità che non si affida a una fondazione bancaria ha secondo lei la possibilità di strutturarsi sul territorio?
Per ora la fondazione di Verona dimostra che è possibile. E’ chiaro che, data la complessità che sta dietro la creazione di una fondazione di comunità, sono ancora più necessarie persone decise e convinte del progetto.
Le altre fondazioni bancarie come si comportano di fronte al tema delle fondazioni di comunità?
La maggior parte, soprattutto quelle di piccole di dimensioni, non prendono seriamente in considerazione l’ipotesi perché, come detto, le vedono come distaccamenti territoriali di Cariplo e quindi pensano che la promozione di una simile infrastruttura abbia senso solo se si deve gestire un territorio molto esteso. In pratica si concentrano solo sul primo aspetto che ha spinto la Cariplo a dar vita al progetto e non considerano il secondo, ossia la capacità di catalizzare donazioni nel territorio. Questa percezione tuttavia sta progressivamente cambiando.
Secondo lei la fondazione di comunità è uno strumento che potrebbe essere ampliamente implementato in Italia?
Ne sono assolutamente certo. E sono sicuro che se una fondazione bancaria medio-piccola superasse le proprie remore nel costituire una FC, decidesse di investire in questo ambito avrebbe tali e importanti successi che sarebbe presto seguita dalle altre. Sono diversi i presidenti di fondazioni bancarie che, dopo aver spiegato loro cosa effettivamente le FC fanno, mi hanno confessato che hanno dovuto cambiare radicalmente l’idea che si erano precedentemente fatti circa il loro ruolo e funzione. Dall’altro lato iniziano a esserci sempre più richieste provenienti proprio dalle comunità, sia sotto forma di richieste istituzionali che dalle associazioni. Indubbiamente c’è quindi un interesse che bisognerebbe in qualche modo assecondare. A questo proposito è stato recentemente creato, con l’idea che possa fungere da “incubatore” delle future FC, il Comitato per il Dono, di cui è presidente Zamagni. Potremmo considerare questo soggetto come una sorta di fondazione di comunità a livello nazionale. Il Comitato dovrebbe favorire la nascita di FC laddove ancora non esistono, creando fondi appositi che permettano l’avvio del progetto e l’indispensabile supporto tecnico che come detto è necessario affinchè una FC si sviluppi correttamente. Inoltre, mentre le FC si formano e agiscono su un territorio specifico, il Comitato opera invece su tutto il territorio nazionale con l’idea primaria di poter assistere quei donatori che hanno esigenze non geograficamente limitate, o che hanno necessità di operare a cavallo di due territori coperti da due fondazioni distinte. Se per esempio un soggetto volesse attivare un progetto riguardante i territori che si affacciano sul lago di Como oggi dovrebbe rivolgersi sia alla Fondazione della provincia di Lecco sia alla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, raddoppiando ovviamente gli sforzi per mantenere contatti con entrambe. Il Comitato potrebbe permettere di superare queste limitazioni e attivare misure in grado di coinvolgere due o più fondazioni nello sviluppo del medesimo progetto.
Secondo lei le fondazioni in generale (fondazioni di impresa, fondazioni bancarie, fondazioni universitarie, etc.) possono svolgere un ruolo importante per il nostro Paese?
Credo che il punto sia questo: le risorse che questi enti possono mobilitare in realtà sono, rispetto sia alle risorse pubbliche che a quelle private, molto marginali Se noi guardiamo agli Stati Uniti, che hanno un settore filantropico notevolmente più sviluppato del nostro, le donazioni provenienti dalle fondazioni sono meno del 15% del totale. E’ pertanto sbagliato, soprattutto in relazione alla situazione italiana, pensare che le fondazioni potrebbero in qualche modo sostituirsi al settore pubblico o al contributo diretto dei privati. I soldi erogati dalle fondazioni sono però soldi interessanti, perché possono essere utilizzati per investimenti strategici. Quali sono questi investimenti? Assifero ha individuato sei modalità strategiche con cui investire tali risorse, e che potrebbero contribuire positivamente allo sviluppo di una società più solidale. Tali modalità sono: intervento in caso di emergenza, sperimentazione di soluzioni innovative, mobilitazione risorse aggiuntive, sensibilizzazione ed advocacy, sviluppo degli enti non profit e promozione del’impatto collettivo. Le fondazioni, ribadisco, devono comunque mantenere un ruolo ancillare, e non possono essere considerate leader di questo cambiamento sociale. Questo per due ragioni: non hanno la legittimazione per farlo, se lo facessero sarebbe una forma di plutocrazia, e non hanno le conoscenze per imporre un reale cambiamento. Mi spiego meglio: le fondazioni non sono “in prima linea”, non hanno la piena coscienza della realtà sociale e rischiano, pertanto, di farsi delle visioni astratte delle soluzioni senza poi riuscire a cambiare in meglio le cose. Il ruolo delle fondazioni è quello di facilitatore, non di risolutore. Il cambiamento dovrebbe essere guidato dalla politica, che però in questo momento non si sta rivelando all’altezza del compito, e dalla società civile e in particolare dagli enti non profit, i quali tuttavia sono concentrati principalmente sulla loro attività e sono carenti sotto questo punto di vista. Quello che secondo me bisogna fare è aiutare gli enti non profit a stabilire delle visioni condivise su cui poi lavorare. In questo caso le fondazioni possono essere quei soggetti in grado di mettere i diversi attori del non profit intorno ad un tavolo, che possono fornire risorse che nessun altro sarebbe in grado di mettere, che possono costringere gli enti ad avere un approccio critico nei confronti dei loro limiti stimolandoli a migliorare. E’ infatti sempre possibile che le organizzazioni non profit perdano di vista il loro reale obiettivo e diventino succubi delle logiche produttivistiche siano esse pubbliche o di mercato. Le fondazioni potrebbero contribuire a mantenere alta l’attenzione delle organizzazioni, aiutandole a porre al centro della propria attività il tipo di cultura di cui sono portatrici piuttosto che la gamma di servizi offerti. Le organizzazioni non proft offrono una visione che permette alle persone di manifestare una dimensione, quella della generosità, della relazione sociale, della solidarietà, che il pubblico e il mondo profit non sono in grado di stimolare e che, invece, il privato sociale può continuare a generare a condizione di non abbassarsi alla logica della produttività. Il nostro compito come enti di erogazione è quello di favorire e mantenere viva questa consapevolezza, spingendo il privato sociale a comprendere sempre meglio quale sia la sua missione e, in seconda istanza, aiutarli a realizzarla con gli strumenti che possiamo offrire.