La Fondazione della Comunità Clodiense è una fondazione comunitaria ed è anche un ente d'erogazione e per tale natura, cerca di organizzare le risorse (doni) che riceve per trasformarle in contributi d'utilità sociale.
Fonte:
È questo un tema particolarmente complesso e delicato, non solo perché ci permette di definire la nostra identità, ma anche perché ci serve a stabilire quale debba essere la nostra base associativa. Il fondamento di Assifero non deve essere cercato in una nozione giuridica, in un’origine origine comune e neppure in delle finalità condivise. I nostri soci sono molto diversi: vi è chi è una fondazione e chi non lo è, chi ha un patrimonio e chi non ce l’ha, chi è onlus e chi un semplice ente non commerciale, chi raccoglie donazioni e chi si limita ad erogare delle rendite.
Ciò che li unisce è che si tratta di enti d’erogazione, ma appunto cosa significa essere enti d’erogazione. In un primo tempo la risposta appariva semplice: enti d’erogazione sono enti che perseguono la loro missione erogando contributi in denaro a soggetti terzi. Ben presto però ci siamo accorti che vi erano realtà che invece di erogare denaro, erogano beni e servizi e ci si è resi conto che era difficile non considerarli enti d’erogazione. Ma allora come distinguere gli enti d’erogazione da tutti quei soggetti che producono e distribuiscono beni e servizi?
Una via per cercare di dare una prima risposta può essere quella di partire dal concetto di filantropia istituzionale. Elementi fondamentali sono quindi il dono e la sua istituzionalizzazione. In altri termini abbiamo un dono che si organizza e si struttura per poter essere erogato più efficacemente. In pratica, compito di un ente d’erogazione è organizzare le risorse che ha ricevuto per trasformarle in contributo a favore, di norma, di enti senza finalità di lucro, per la realizzazione di finalità di utilità sociale. Ciò che caratterizza un ente d’erogazione è quindi l’esigenza di individuare sia l’iniziativa di utilità sociale che si vuole sostenere, sia la realtà che, grazie alle risorse messe a disposizione, potrà meglio perseguirla. Questo comporta l’emergere di problematiche di selezione e verifica che sono specifiche di questi enti.
Non importa quindi che cosa effettivamente venga erogato: denaro, beni, servizi, competenze, quello che importa è che l’ente si trovi a dover gestire il processo d’erogazione e che si doti quindi degli strumenti per operare la migliore selezione della realtà a cui erogare il proprio contributo. Mentre una struttura operativa sviluppa il proprio prodotto o servizio che poi mette a disposizione dell’intera comunità o del mercato, sia esso sovvenzionato o meno dalla collettività, l’ente d’erogazione si pone il problema di come erogare le proprie risorse affinché queste generino utilità sociale.
La realtà supera sempre ogni nostro tentativo di classificarla, ma attraverso questo concetto è forse possibile dotarsi di una bussola che ci permetta di distinguere gli enti d’erogazione dalle organizzazioni di volontariato, in cui l’elemento istituzionale svolge di norma un ruolo limitato, e da chi concentra le proprie risorse nella produzione di beni e servizi, come accade per le imprese sociali o per quegli enti che pur non dando vita ad attività commerciali identificano il proprio essere nella realizzazione di tali attività.
In ultima analisi l’essenza di un ente d’erogazione sta nella consapevolezza che il proprio dono potrà trasformarsi in utilità sociale solo attraverso il coinvolgimento di un terzo. È forse per questo che il loro contributo principale deve essere cercato nella loro capacità di comprendere e vivere la relazionalità che insita in ogni dono.
Bernardino Casadei
Nessun commento:
Posta un commento